fbpx Skip to content
Scambia un ictus per un emicrania. Indagato medico pronto soccorso

Un altro caso di presunta malasanità, questa volta a Lecce nel reparto di pneumologia dell’ospedale “Vito Fazzi”. Ricoverato per uno scompenso cardiaco avrebbe contratto il Covid-19 stando a stretto contatto con un paziente infetto e, una volta trasferito al Dea, sarebbe morto un mese dopo. Ora i familiari di un 80enne di Leverano vogliono sapere cosa sia effettivamente successo. Anche se più di un sospetto ce l’hanno. “Mio padre è entrato sano in ospedale”, racconta una figlia, “ed è uscito morto. Eppure una struttura ospedaliera dovrebbe rappresentare un presidio altamente sicuro. Così, purtroppo, non è stato”. Dubbi, domande, assolutamente legittimi per chi ha perso in poco tempo un proprio caro.

L’anziano, secondo i suoi familiari, godeva di una discreta salute al netto di alcuni problemi cardiaci che lo affliggevano da anni. Utilizzava il respiratore per aiutare l’ossigenazione. Ma le sue condizioni si potevano ritenere assolutamente accettabili per un soggetto che, ad agosto, avrebbe compiuto 81 anni. E proprio a causa di uno scompenso cardiaco agli inizi di aprile era stato richiesto l’intervento del 118 presso la sua abitazione. Sul posto erano arrivati due mezzi, tra cui uno riservato per i sospetti contagiati. Ma dopo i dovuti accertamenti era stato accompagnato in ospedale per i problemi cardiaci. Giunto in pronto soccorso l’anziano è stato ricoverato in pneumologia per mancanza di posti in cardiologia. E il suo quadro clinico sembrava anche essersi stabilizzato.

Tanto da non aver neppure più bisogno del sostegno del respiratore che per tre anni aveva utilizzato 24 ore su 24. Tra il 7 e l’8 aprile nella stanza dell’anziano, seguendo la ricostruzione di familiari, viene ricoverato un signore di Alezio che, dopo due giorni, muore. Decesso per Covid. Così l’intero reparto viene evacuato e tutti i pazienti, i medici e gli operatori socio-sanitari vengono sottoposti al tampone. L’80enne viene trasferito presso il Dea dove risulta positivo al Covid contratto, a dire dei familiari, proprio per essere stato a stretto contatto con un paziente positivo e deceduto pochi giorni prima.

Nel tardo pomeriggio del 4 maggio, però, i familiari vengono informati dal Dea che il padre, dopo una radiografia, aveva contratto una polmonite. La mattina seguente una delle due figlie viene nuovamente contattata per essere informata che il genitore era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva. E, di lì a breve, avrebbe ricevuto la notizia che mai avrebbe voluto sentirsi dire: il suo adorato padre non ce l’aveva fatta. Uno shock improvviso e per certi versi inspiegabile. Possibile che l’anziano abbia contratto il virus in ospedale dopo essere entrato in contatto con un altro paziente poi deceduto proprio a causa del Covid? Anche perché prima di essere ricoverato era risultato negativo. I familiari dell’anziano, a breve, investiranno la Magistratura per fare chiarezza sul decesso dell’anziano che, a loro dire, avrebbe contratto il virus in uno dei presidi che dovrebbero risultare tra i più sicuri in assoluto.

Approfondimenti
Informazioni
Contatti
Torna su