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Richiesta cartella clinica: Ecco perché ottenerla è un diritto
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Un calvario durato due settimane, terminato con la peggiore delle notizie che potesse arrivare a due genitori: il figlio di 34 anni morto per coronavirus. La vita di un ristoratore romano, è finita il 5 marzo scorso al Policlinico Umberto I, dove era arrivato il giorno prima trasferito da una clinica di Talenti: due settimane di ricovero e spostamenti culminati con la morte, che per la famiglia non sarebbe stata causata soltanto dal virus, ma anche da un’assistenza sanitaria insufficiente e inadeguata.

I genitori hanno riferito che il figlio aveva scoperto di essere positivo al coronavirus dopo un test rapido fatto a causa di una febbre persistente e di un malessere generale. Il 18 febbraio il 34enne si era rivolto al pronto soccorso del Sant’Andrea, dove è rimasto per una giornata prima di essere trasferito in una clinica. Nei giorni del ricovero le comunicazioni da parte della struttura sanitaria sulle condizioni del ragazzo sarebbero state ridotte all’osso, ed è stato lo stesso 34enne a comunicare il 4 marzo il trasferimento al Policlinico: il giorno successivo la tragica notizia della morte.

Per i familiari le cure prestate sarebbero state inadeguate e insufficienti, gli interventi poco tempestivi, la gestione poco accurata, soprattutto alla luce delle patologie di cui il 34enne soffriva e di un quadro clinico già complicato. E così la denuncia contro la clinica è arrivata sul tavolo del pm, che per avviare gli accertamenti ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

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