Malasanità: Al pronto soccorso per una colica, viene dimessa. Poi il coma e la morte

Arrivò in ospedale per una colica renale, ma fu dimessa e tre giorni dopo ritornò in condizioni ancor più gravi, al punto che finì in coma senza risvegliarsi più. Sulla drammatica scomparsa di una 40enne di Monteroni, risultano indagati per omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, 12 medici dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce che si occuparono di lei, dal 31 gennaio all’8 febbraio del 2020, giorno in cui questa perse coscienza fino al decesso avvenuto il 23 novembre.

In particolare, stando agli accertamenti finora svolti dalla sostituta procuratrice Paola Gugliemi, due medici del pronto soccorso, al momento del primo accesso della 40enne per una colica renale, non avrebbero valutato correttamente la sua condizione, e nonostante vi fossero già gli indicatori per eseguire una tac urgente con osservazione ospedaliera, finalizzata a individuare le cause della mancata eliminazione del calcolo, l’avrebbero rimandata a casa prescrivendole l’esame secondo i tempi ordinari di prenotazione.

Le condizioni sarebbero dunque peggiorate, tanto che il 3 febbraio la malcapitata sarebbe stata accompagnata nuovamente dal 118 nel nosocomio del capoluogo. In questa circostanza, dopo cinque ore d’attesa, sarebbe stata sottoposta alla tac che avrebbe evidenziato un’avanzata sofferenza renale, in considerazione della quale fu disposto il ricovero nel reparto di urologia. Qui, altri otto “camici bianchi” avrebbero trattato, secondo l’accusa, in modo inadeguato la conseguente infezione purulenta del tratto urinario, cui seguì una coagulopatia e una insufficienza renale acuta da shock che portarono la donna a una perdita di coscienza, a un successivo stato di coma profondo. Così, fu trasferita presso l’unità di Rianimazione dello stesso presidio ospedaliero e il 16 marzo presso il reparto di terapia intensiva per gravi cerebrolesioni acquisite nella Casa di cura “Villa Verde” a Lecce, dove si spense, lasciando il marito e i suoi due piccoli figli.

Fu proprio il congiunto, con la sua denuncia, a mettere in moto l’inchiesta che ora è giunta al capolinea. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, notificato nei giorni scorsi, alcuni medici hanno chiesto di essere interrogati per dimostrare l’estraneità alle accuse. Non appena scadranno i termini, la pm valuterà se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

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Fonte: https://www.lecceprima.it/

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