Ha un ictus ma lo rimandano a casa. Negli ospedali si cura solo chi ha il Covid?

Un caso di malasanità preso in carico dallo “Sportello Legale Sanità” e approfondito dall’avvocato Francesco Barucco.

“Intorno al 20 novembre il signor Luigi va in un pronto soccorso, viene accompagnato dal figlio perché inspiegabilmente ha una cefalea importante, un mal di testa intenso e persistente. Associato anche a un disturbo nell’eloquio.

Questo signore quindi accede al pronto soccorso romano, dove lo tengono per tre ore. Gli fanno una tac che risulta negativa, ma le linee guida sono molto chiare su situazioni in cui ci sono sospetti di questo tipo, fanno pensare a un fenomeno ischemico, a un ictus. E in questo caso la tac a ridosso dell’evento può risultare negativa, quindi bisogna indagare con una risonanza magnetica, che non viene fatta.

Luigi viene mandato a casa con la raccomandazione di chiamare il neurologo privato in caso di persistenza della cefalea. Dopo 24 ore il figlio chiama il neurologo, che si è subito allarmato. Dimostra l’atteggiamento di grande superficialità che ha avuto questo pronto soccorso di un grande policlinico romano.

Ovviamente, appena arrivato in ospedale, gli hanno fatto come prima cosa subito il tampone. E a febbraio, marzo, aprile, sono stati diversi i casi di questo tipo. O il covid o nulla altro. E’ come se tutte le altre patologie si fossero fermate.

Hanno fatto la risonanza privatamente ed è emerso che il signore aveva un ictus. La terapia va fatta 4-5 ore dopo l’evento ischemico. Non è stata fatta perché erano passate 48 ore, quindi i disturbi alla vista e all’eloquio in parte sono stati recuperati, invece è rimasta un’emiparesi destra, che purtroppo avrà per sempre. Se al pronto soccorso avessero cominciato la terapia velocemente, molto probabilmente queste problematiche sarebbero regredite tutte”.

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