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Risarcimento di 497.000 euro

Un uomo decede per diagnosi ritardata, condannata la ASL BARI 

Il Caso

Il paziente ricoverato presso l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale “Di Venere” di Bari, subisce un iter clinico segnato da ritardi nella diagnosi e nel trattamento di una grave condizione medica che ne determinano il decesso.

La storia clinica

Dalla diagnosi del paziente emerge un’insufficienza renale severa con acidosi metabolica secondaria e vescica da sforzo, seguita dal ricovero presso l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi. Durante il periodo di ricovero, il paziente riceve un trattamento emodialitico per correggere l’acidosi metabolica, mostrando un miglioramento delle condizioni.
Tuttavia, avverte in un secondo momento un malessere generale e un aumento dei leucociti, portando all’esecuzione di ulteriori esami. Emergono poi sintomi addominali, con il sospetto di colite ischemica, confermato da esami strumentali e una consultazione chirurgica.
Il ritardo nella diagnosi e nel trattamento della colite ischemica ha significativamente aumentato il rischio di mortalità del paziente.

RISARCIMENTO 497 mila euro

I familiari dell’uomo hanno chiesto risarcimento per il danno biologico terminale e il danno da agonia (o catastrofale). Il primo si riferisce alla compromissione della salute del paziente nei suoi ultimi giorni di vita, mentre il secondo riguarda la sofferenza emotiva e fisica subita dal paziente nell’attesa della sua morte imminente.
La ASL BARI, ritenuta responsabile del decesso del paziente a causa dei ritardi nell’assistenza, è stata condannata ad un risarcimento di circa 497.000 euro.

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